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Gli oggetti da cui non mi separo mai. Quando li smarrisco o perdo la cognizione di dove sono in quel momento (spesso, addosso a me), entro in crisi.

È un comportamento che sembra esagerato, ma sono così affezionato loro, che, più che essere parte di me, sono diventati dei veri e propri compagni di viaggio. Per questo motivo ho deciso di registrare qui le loro generazioni, succedutesi in tempi (ahimè) relativamente molto brevi, a causa della mia irreparabile insopportabile sbadataggine.

Sapete bene tutti quanto io sia appassionato, quasi ossessionato, dalle storie: mi sono sempre rifiutato di indossare vestiti e indumenti o utilizzare oggetti che non avessero un perché o una particolare relazione con me, se non il fatto che mi piacessero e li avessi acquistati o ricevuti in dono. Incredibilmente, tutti quelli ricordati qui, io stesso mi sorprendo quando ci penso, hanno una storia incredibile e sono stati protagonisti di peripezie straordinarie. Sarà dunque un po’ triste per me rievocare quando e come ho perso le tracce di ciascuno, ma, almeno, saranno ricordati per sempre.



Occhiali

Ho ereditato da mio papà una forte sensibilità alla luce, quindi raramente sono senza un paio di occhiali da sole addosso. Molti di quelli che non mi conoscono, ne fanno esclusivamente una questione di stile, ma non è del tutto così: c’è una base di necessità.

I primi antenati

I primi Xplosion Sunglasses degni di questo nome, che possono essere considerati i padri di tutti quelli che li seguiranno, sono un paio di Ray-Ban Wayfarer Limited Edition con una raffigurazione, all’esterno, della mappa della metropolitana di New York.

Li vidi per l aprima volta a 12 anni, nella vetrina di un negozio a Savona (non me ne scorderò mai), e da quel momento non smisi di stressare i miei genitori per poterli avere anche io.

Fu difficile, infatti, trovarli: la zia Fran me li regalò qualche anno dopo, a seguito di lunghe e stressanti ricerche su internet, finalmente acquistandoli su ebay. Allora, il loro prezzo era di 80€.

La loro fine fu tragica quanto stupidamente veloce.

Per il capodanno fra il 2017 e il 2018, trascorsi con alcuni amici qualche giorno in montagna. Andammo a sciare e io, con mia grande genialità, decisi di indossare quegli occhiali, con lenti di vetro, dunque estremamente sensibili agli urti. Mi ero portato, per fare l’imbecille come al mio solito, anche un paio di fighissimi enormi occhiali con sopra scritto “BOOM”, che la mia amica Sonia mi aveva regalato il Natale precedente. Come se non bastasse portarsi nelle tasche della tuta da sci due paia di occhiali, decisi anche di ancare in snowboard per la terza volta nella mia vita. Alla penultima pista, in fondo, quasi di fronte all’ingresso della seggiovia, feci una caduta rovinosa di pancia, capitombolando per terra e rotolando nella neve. Fin qui, nulla di speciale, era l’ennesimo incidente di quel giorno. Il problema era che portavo i BOOM occhiali, e i Ray-Ban stavano nella mia tasca. Risultato: frantumati. Le lenti ridotte a polvere e alcune parti della montatura spezzate.

Disperato, sono andato a cercare di nuovo il modello su ebay. 738$.

I miei occhiali, dopo qualche anno, su ebay


I Blackfin

Ad aprile 2015, partecipai con Radioimmaginaria all’International Radio Festival, tenutosi nell’Unicredit Pavilion in Piazza Gae Aulenti a Milano. È stato fighissimo e tutto quello che abbiamo fatto è raccolto qui.

C’erano un sacco stand di brand e radio molto importanti, fra cui quello di Blackfin. Io, come mio solito, mi aggiravo per il padiglione parlando con tutte le persone che incontravo, disturbando le dirette delle altre radio e facendo un sacco di rumore.

Riporterò qui la conversazione che tenni con la mitica Elena Sandre, allo stand Blackfin.

T: “Ciao! Stavate cercando un modello affascinante come me?”

E: “Ecco! Proprio uno come te stavamo cercando!”

“Scegli un paio di occhiali”

Io, credendo mi facessero fare delle foto e basta, mi entusiasmai e scelsi un bel paio

T: “ah, davvero? Wow, ok… non credevo qualcuno mi avrebbe mai preso sul serio”

Una volta scelto un paio favoloso, che così belli la Blackfin per me mai ne ha più fatti, già stavo pensando a tutte le pose stupide da fare con quegli occhiali, quando mi accortsi che Elena stava mettendo gli occhiali in una scatola.

E: “Ecco qua, sono tuoi!”

Risparmio le mie urla di esaltazione e non potrei comunque esprimere i salti di gioia e la mia faccia dopo aver ricevuto quell’enorme confezione.

I Blackfin sono occhiali geniali, con montatura in titanio ultrasottile e ultraleggera, estremamente robusti e flessibili. Nonostante questo, il mio classico ipercinetismo è comunque riuscito a rompere una stanghetta. Dopo alcuni mesi di utilizzo, ha cominciato a piegarsi, poi si è rotta. Fui così costretto a lasciarli in un cassetto, finchè, a novembre di quest’anno, non mi sono trasferito a Torino per l’università, riuscendo così a trovare un rivenditore ufficiale Blackfin e farli riparare. Giacciono ora custoditi religiosamente nella loro custodia, da cui non sono più stati estratti per evitare altri irreparabili danni.


La dinastia Oakley

Questi sono gli occhiali con un significato meno forte, ma storia decisamente rocambolesca. Si sono succeduto due modelli, Oakley I e Oakley II.

Dalla dinastia Oakley, gli occhiali sono ufficialmente diventati materia della nonna, da loro in poi, è sempre stata lei a regalarmi occhiali.

Appena si erano rotti i Blackfin, la nonna disse “basta, è ora che la nonna ti regali un paio di occhiali”.

Così, andammo in negozio e io puntai immediatamente gli Oakley Frogskins, con montatura trasparente e lenti a specchio blu. Li scelsi perché erano gli stessi che portavano i miei istruttori di vela quando ero piccolo. Inoltre, sono totalmente costruiti in plastica, senza nessuna componente che si possa arrugginire: sono perfetti per chi come me va ovunque e fa qualunque cosa e non può curarsi di trattare bene gli occhiali. Mi sbagliavo.

Presi l’abitudine di portare gli occhiali 24/7, e nei pochi momenti in cui non stavano sul mio naso, erano nelle mie tasche, con una stanghetta fuori (pensandoci, ora, non riesco a capacitarmi del perché).

Con questa intelligentissima operazione, persi per ben due volte la stanghetta sinistra dei miei occhiali, la prima volta mi venne sostituita gratuitamente, la seconda volta non mi osavo nemmeno a entrare in negozio, così, la mamma trovò online un’occasione incredibile e comprammo in supersconto Oakley II. L’unico problema era che Oakley II aveva montatura nera, Oakley I, invece, trasparente. Così, cominciai a girare con Oakley I e stanghette di colori diversi, ma dopo un po’ finii per indossare solo Oakley II.

Filò tutto liscio per un po’ di tempo, ma, proprio quando abbassai la guardia, la sera in cui suonarono gli Zen Circus a Balla coi Cinghiali (esattamente dopo la canzone del video, quando la gente cominciò a pogare), gli occhiali mi caddero e finirono per terra, calpestati un sacco di volte dalla folla. Persi una stanghetta, ma tutto ciò che rimase era graffiato e rovinato.

Fu la fine della dinastia Oakley.


Ritorno al Futuro

Santa Nonna Gogò tornò subito in campo. Per il mio diciannovesimo compleanno, andammo, per l’ennesima volta, in negozio. Questa fase, quella attuale che si spera duri ancora per molto, si chiama Ritorno al Futuro non per caso. Ritorno, perché torno alla prima generazione di marca di occhiali; futuro, perché il modello che ho scelto è quello dei Ray-Ban Meteor, che ha uno stile simile a quello dei classici Wayferer, ma con un tocco di novità che gli dà un che di sofisticato e dà un’aria da regista a chi li indossa. Io li ho scelti proprio per quello, in quell’estate stavamo finendo di girare Everyone.



TBoom Pen

La TBoom Pen è la penna che è sempre nella mia tasca. Rigorosamente, modello Parker Jotter con punta a sfera.

Fu un regalo della mamma nel 2014, e sopra mi fece incidere questa scritta:

Da quel momento, la penna è sempre con me.

Sempre è un eufemismo. L’ho smarrita più e più volte, sempre ritrovandola, dopo ore o dopo giorni. A volte, settimane.

Si sono succedute varie TBoom pen, sempre simili fra loro, ma alla fine le ho perse tutte e è sempre tornata da me lei, l’originale, la prima.

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