about this weirdo

a photo of me conducting a live show

Hi, I’m Tommi.

I’m an enthusiast. I love getting involved in everything which involves human interactions and I’m overthinking addicted. I’m an happy guy, but this doesn’t mean I don’t cry (just make me watch the right movie).
The purpose of my whole exsistence is meeting all the people in the world. This is why, When I’m not studying, I try to be as busy as I can. This means, as the great Leibnitz said, that in my life I started everything and concluded nothing. You can know more about something of this messy everything by browsing around. If the stuff here is too confused and you get lost, well… welcome to my mind. Nevertheless, you may check out my old website, which is going to stay online for a little while.
There’s nothing much left to say. Things that wander around in my head are written on my blog.
Some useful data:

  • my Linkedin profile
  • my Curriculum Vitae
  • my email address is tommiboom [at] protonmail [dot] com. If possible, please use my PGP key (it’s not necessary if you use a ProtonMail address)
  • my username is xplosionmind everywhere. If you can’t find it, I’m not there. Links to my social media profiles are at the end of this page.

I tweet a lot. Too much.

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Mnemosyne

Mnemosyne

Qualche mattina fa ero in cantina, a rifocillare quegli scatoloni affamati di ricordi in cui custodisco tutti i piccoli oggetti che sono stati testimoni delle varie peripezie della mia vita, divenuti lo scrigno di un’emozione. Stavo stipando in quelle scatole ormai straripanti gli ultimi cimeli, raccolti durante il mio girovagare estivo.

Ho sorriso.

Un sorriso libero e vivo è nato nel mio cuore, raggiungendo tramite ignoti percorsi le mie labbra, curvandole con potentissima dolcezza.

Una inspiegabile felicità, quella effimera intensa irrefrenabile naturale, vera, ha attraversato le mie membra facendomi realizzare solo dopo qualche secondo che sì, era finalmente giunto il segnale decisivo: sarebbe stata ora di tornare a scrivere e a sentire, a sentire e a scrivere, a leggere e a vibrare, a sentire e vibrare.

Quindi ora scrivo, finalmente di nuovo travolto da quell’esigenza, quell’istinto implacabile, quella tensione di curiosità e fame che a fatica recupero ora e che cominciavo a temere di aver completamente perso dopo mesi di quarantena trascorsi a programmare questo sito e un’estate di scarse letture. Scrivo di quella che se fosse una musica (e poeticamente si potrebbe anche immaginare come tale, vedi di seguito) sarebbe la colonna sonora dei miei ultimi mesi.

Come sempre il nesso fra i paragrafi in questo luogo virtuale chiamato tommi punto space è confuso e affatto chiaro ma.

Questa cosa chiamata memoria, come poi un po’ tutte le cose d’altronde, è una favolosa illusione di concetto semplice e chiaro, dietro cui si celano misteri e domande affascinanti e preziosi. Aggiungendo cose cosine, atipici souvenir a quel marasma di oggetti gettati in contenitore con l’etichetta dell’anno in cui sono stati riempiti, inevitabilmente mi trovo a rovistare fra la magia che costituisce la rappresentazione materiale di quella che definirei la storia delle mie emozioni, ma che possiamo per semplicità definire, appunto, memoria.

La pietra coperta di zolfo raccolta fra i percorsi delle centrali geotermiche intorno a Larderello in gita nel 2016, la mia prima penna stilografica regalatami dalla mamma in prima elementare (Waterman rosso ferrari), il biglietto del primo concerto a cui abbia mai partecipato (Green Day, arena di Nimes, luglio 2013) si mescolano e convivono armoniosamente accanto alle svariate lettere di friendzone delle amabili fanciulle di cui mi irribediabilmente mi invaghii negli anni, il pass “PRESS” (all’epoca, titoli importanti (ovviamente pseudo-fasulli)) di EXPO 2015 e i lacci del primo modello di Etnies che conservai come un tesoro nonostante distrutte, finché non si giunse alla conclusione che forse era il momento di darle via.

La memoria è quel luogo non luogo in cui giacciono abbandonate, letteralmente in oblio, tutte quelle soavi visioni che, associate al sapore dell’atmostera, a un luogo e a una data, formano quel miracoloso coso (che poi chiamarlo “ente” mi parrebbe troppo autorevole, di certo sparando cavolate usando termini autorevoli sarei un imbecille, ma se non sparassi cavolate potrei anche cominciare ad utilizzarli) chiamato ricordo.

Allora comincio come sempre, ma per una volta con una scusa relativamente valida, a vagare perdendomi nell’universo di domande che lo stupore di queste suggestioni mi dona, quali

e poi evito di andare avanti perché c’è il mio filosofo preferito Aby Warburg (anche se in realtà è più in filologo) che facendo ragionamenti del genere ne è uscito matto, ammalandosi di schizofrenia e morendo poco dopo.

Studiare la sua geniale figura, prima e unica nella storia per le peculiarità delle sue ricerche, mi ha aiutato a scoperchiare quella pentola a pressione in cui si stavano accumulando e comprimendo troppi interrogarivi di cui fino a quest’estate (o meglio, fino all’esame di Filosofia dell’Ingegneria) avevo bellamente ignorato il fischio.

Si narra che quest’uomo straordinario, primogenito di una prosperosissima famiglia di banchieri, un giorno, seduto al fianco del fratello minore su una spiaggia dell’Isola d’Elba, propose di cedergli l’eredità dell’intero impero economico della famiglia, alla condizione che il fratello comprasse tutti i libri che Aby avesse mai potuto chiedere.

Dopo l’ovvia risposta affermativa del fratello, quella mente geniale sfruttò fino in fondo l’accordo stipulato e cominciò a acquistare talmente tanti volumi che conte Monaldo spostati, per di più in duplice copia: una veniva riposta nell’mmensa biblioteca di Amburgo ed un’altra scomposta e smembrata in modo che le sue pagine potessero essere accostate e collegate a quelle di altri volumi.

André Malraux nel suo studio, mentre confronta e osserva diverse opere d’arte
Ho trascorso venti minuti per ritrovare quest’immagine bellissima che avevo intravisto tempo fa per poi scoprire che non si tratta di Aby Warburg, ma di André Malraux, inventore del Museo Immaginario

Con l’avvento della prima guerra mondiale, i suoi discepoli, preoccupati per la sorte di quella sterminata fonte di cultura e conoscenza, ma soprattutto per la salute del professore, presero un’immensa chiatta e trasferirono a Londra la biblioteca, che ora è il fighissimo Warburg Institute.

Quello che lascia Aby Warburg al mondo, oltre all’aura magica e affascinante della sua figura, a suo modo rivoluzionaria, è l’Atlas Mnemosyne, l’Atlante della Memoria, in cui magicamente (ma veramente, da lasciare a bocca aperta) si svela quell’eterno ritorno del presente così complessamente teorizzato e spiegato (si fa per dire, quello che scrive è assolutamente incomprensibile) da quell’altro matto di Nietzsche.

Partire dall’angolo di un quadro di Monet e tornare indietro fino all’arte greca, ripercorrere all’inverso, non tanto la storia dell’arte, ma piuttosto la storia delle emozioni e del sentire umano. L’arte di Aby Warburg si intreccia con la filologia e la filosofia, intersecate con studi di antropologia e psicanalisi. La memoria diventa un pozzo di sentimenti da cui solo un secchio alla volta può esser raccolto, ma che è pieno di litri e litri di sapere, conoscenza, collegamenti fra episodi che solo uno studio di ciò che si cela dietro l’apparente immagine che rievochiamo normalmente.

Sono troppo frammentato per poter scrivere un articolo monografico sulla memoria, le sue forme e le sue interpretazioni, ma posso definirmi affascinato dalle possibilità che la mente umana offre, non solo scontrandosi con le idee esterne ad essa, ma riscoprendo e ritrovando sé stessa riavvolgendo il filo del tempo.

Oggi è l’undici settembre ed è totalmente casuale che io scriva di memoria proprio in questo giorno. Ciò che rende miracoloso questo strumento che separa le orecchie è che ci permette di tornare indietro nel tempo e conoscere, capire e evitare errori. Ho già scritto di quanto sia rimasto sconvolto dalla potenza della storia come lezione di vita e di evoluzione del genere umano, ma divento rempre più convinto che non si possa andare avanti senza aver mai guardato indietro, che non si possa costruire il futuro senza attingere al mirabile dono della memoria.


Se volete gasarvi e tremare, farvi scuotere fino in fondo da quello che fa impazzire di curiosità me, basta ascoltare il mitico Massimo Cacciari:

[unrelated] Alcune note finali, come sempre

The Jar

There’s stuff I find out I wish I knew before, or stuff I just can’t keep from sharing but it’s not enough to make an article, or resources so great and useful that the whole world should know and use, or cool oddities I note and it’s nice to have them always ready at hand.

I take this things, I throw them into The Jar.

I hope it can be useful to you.

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an artist playing during Premio Tenco 2017

The Tenco Prize by Club Tenco is the most important prize for songwriters in Italy. I have the honour to work there and join with my friends the wonderful team of the organisers of the Festival.

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We’re cinema lovers coming from all over the world. We are Giffoners. Watching films and asking tricky questions to celebrities is what we do.

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I love Mozilla. It’s the foundation behind Firefox, the best browser in the world, and it promotes several great initiatives. I’m a volounteer at Mozilla Italy, member of the localization team: I translate MDN articles and I contribute to resources localization.